• La Giungla dei Prestiti sul Web

    Se necessitate di prestiti, al momento ci sentiamo di dare questo consiglio: non avvicinatevi al web! E´ molto meglio andare a chiedere in banca invece che ricercare sulla rete offerte.

    Difatti, il 70% dei vari siti internet che propongono credito al consumo, non fornisce sufficienti garanzie e informazioni e non illustra i costi in modo chiaro.

    Il dato è fornito dall’Unione Europea, la quale, a fine settembre, ha fatto monitorare dalle autorità dei vari Stati Membri 562 siti per controllare se le norme fossero rispettate, in particolar modo la direttiva 2008/48/CE, entrata in vigore in Italia il primo giugno 2011. Il risultato: 393 portali non sono in regola, di questi tredici sono italiani.

    I controlli sono iniziati in seguito alle varie denunce arrivate ai Centri Europei fatte da parte dei consumatori. Successivamente ogni Stato ha deciso e scelto quali portali controllare. I siti irregolari sono stati invitati a correggere e spiegare le irregolarità; le sanzioni prevendono anche la chiusura del sito. Gli Stati membri entro il prossimo autunno dovranno riportare la situazione di fatto alla Commissione Europea.

    Ma quali sono le cose che non vanno nei siti controllati? Sicuramente, in primis, la pubblicità che non dispone di tutte le informazioni necessarie per valutare le condizioni di un prestito, come ad esempio non specificare il Taeg, vale a dire il tasso annuo effettivo globale. Ciò è un problema molto diffuso nei siti controllati: infatti, il 46% non era in regola.

    Al secondo posto, troviamo l’assenza di informazioni: mancano su 244 siti (43%). Ad esempio, sono omessi il tipo di tasso d’interesse, alcuni costi, come la commissione d’accordo, o la durata del contratto.

    Alto difetto diffuse sui siti è quello del prezzo. Su 116 siti le spese a carico dell’utente sono illustrate parzialmente: ad esempio è spiegato a quanto ammonta la rata, ma non gli oneri, delle tasse aggiuntive o che è prevista dell’assicurazione

    In Italia sono stati quindici i siti controllati, ma è da sottolineare che le autorità italiane, hanno deciso di effettuare studi più approfonditi come fatto anche da Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Svezia.