• Il prestito auto come valutarlo al meglio?

    Il prestito per l’auto è una particolare forma di prestito personale a cui si ricorre per l’acquisto di un veicolo (nuovo o usato) a rate. È possibile, quindi, trovare prodotti finanziari con prezzi e/o condizioni formulate “su misura” per comprare un’automobile, una moto, un camper o una barca.

    In genere, nel concedere il prestito, la società di finanziamento non richiede garanzie; ma tiene conto dello status del veicolo. Infatti, un veicolo usato è considerato più rischioso di uno nuovo e, per questo, possono esserci delle differenze nelle condizioni apposte al prestito. Il prestito per l’auto è un prestito a tasso fisso, che, quindi, consente al compratore di conoscere sin da subito l’importo dell’intera somma finanziata e da rimborsare. Una volta concesso il finanziamento, il denaro necessario per l’acquisto della vettura o del veicolo viene subito rilasciato.

    Il rimborso, invece, avviene tramite rate mensili fissate nell’ammontare dallo stesso acquirente e in un arco temporale di massimo 10 anni, stabilito sempre dal compratore. La legge, infine, consente a chi ne ha la possibilità di estinguere anticipatamente il debito.
    L’erogazione di un prestito auto segue precisi criteri, che ora andiamo ad analizzare.

    Politiche di rischio

    L’Istituto di credito, prima di concedere un finanziamento, valuta accuratamente le richieste di finanziamento. I credit scoring (che sono dati statistici elaborati in funzione della solvibilità) hanno indirizzato ogni Ente nell’elaborazione di una propria politica di rischio al fine di permettere all’Istituto di contenere le insolvenze sotto determinate soglie.

    Livello di reddito

    L’Istituto analizza anche il livello di reddito, ai fini della concessione del prestito. In particolare, oltre al livello in sé che viene attribuito al reddito, si valuta il rapporto fra questo e l’ammontare della rata di rimborso.

    Affidabilità creditizia

    L’affidabilità creditizia rappresenta il livello del rischio che il richiedente si dimostri insolvente. È, pertanto, un elemento importantissimo per l’Istituto che analizzerà studiando la “storia creditizia” del richiedente, memorizzata dalle Centrali del Rischio.

    Se dall’analisi della storia emerge che, in passato, sono stati registrati insoluti o ritardi nei pagamenti, il richiedente è considerato meno affidabile e, pertanto, è molto più probabile che la sua domanda sia respinta. In questa sfortunata ipotesi, in alternativa al prestito, è possibile ricorrere allo strumento creditizio della “cessione del quinto”. Quest’ultimo è una forma di finanziamento a tasso fisso valida sia per i dipendenti a tempo indeterminato (pubblici e privati) sia per i pensionati.

    Consiste nel trattenere direttamente 1/5 dell’importo totale stipendio o dalla pensione. In questo modo, anche chi in passato abbia avuto problemi di solvibilità, può accedere al finanziamento grazie alla garanzia diretta della cessione diretta del 1/5. Solo per i lavoratori dipendenti, è possibile aumentare l’importo della cessione fino ai 2/5 dell’intero ammontare dello stipendio, grazie al prestito delega (detto “doppio quinto”).