• Credit crunch: è allarme per le imprese e le famiglie italiane

    L’espressione credit crunch (letteralmente “stretta del credito”) indica un inasprimento delle condizioni alle quali sono concessi i finanziamenti e una più generale difficoltà all’accesso ai piccoli prestiti. In genere questa contrazione avviene al termine di un periodo di crescita del sistema economico, come risultato di una manovra tesa al contenimento dei rischi di inflazione.

    L’incremento dei tassi di interesse stabilito dalle banche centrali comporta un adeguamento a cascata degli istituti di credito e una riduzione dei prestiti richiesti ed erogati. Qualora avvenga in una situazione di recessione, come quella che stiamo vivendo, la stretta del credito può acuire gli effetti negativi della crisi sul sistema economico, potendo determinare anche la chiusura e il fallimento di imprese e banche. Nel corso della storia una situazione per certi versi paragonabile a quella attuale si è avuta durante la crisi del ’29, con un’ondata di fallimenti senza precedenti.

    In Italia il credit crunch è protagonista della cronaca economica quotidiana: le banche concedono sempre meno prestiti a famiglie e imprese e, quando lo fanno, richiedono solide garanzie. Questa situazione di certo non favorisce la ripresa economica e la crescita, tanto che è lo stesso presidente di Confindustria Giorgio Squinzi a lanciare l’allarme e ad invocare interventi urgenti a sostegno delle imprese. Nel corso degli ultimi cinque anni, come dichiarato dal ministro Zanonato, le imprese italiane hanno ricevuto 60 miliardi di euro in meno da parte del sistema finanziario. A ciò vanno a sommarsi i crediti vantati nei confronti della PA e non ancora riscossi. Secondo Squinzi è prioritario intervenire su questi crediti, destinando ai loro pagamenti anche i circa 8 miliardi di euro in arrivo dall’Europa al termine della procedura di infrazione per deficit eccessivo. In secondo luogo, il presidente di Confindustria auspica una sostanziale riforma del sistema fiscale, definito poco equo e imprevedibile. Ma è sul credit crunch che si deve intervenire con urgenza, stipulando un accordo con le banche per rimuovere gli ostacoli che attualmente di fatto impediscono l’accesso al credito alle imprese e alle famiglie e ne pregiudicano il prosieguo dell’attività. Secondo Squinzi circa un terzo delle imprese italiane non ha sufficiente liquidità per sostenere la gestione: il dato trova conferma nell’analisi delle domande di finanziamento presentate, da cui emerge che un’impresa su tre richiede prestiti per una cifra inferiore a 5.000 euro.